Disturbo da stress post-traumatico

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Psicologia dell’emergenza: Disturbo da stress post-traumatico

Disturbo da stress post-traumatico. Definizione e classificazione

Il Disturbo da Stress Post Traumatico è un disturbo d’ansia che si distingue da altre entità cliniche per la presenza di un evidente agente eziologico, insorge infatti dopo l’esposizione ad un grave evento traumatico.
Già nel secolo scorso si parlava di nevrosi da spavento o nevrosi post-traumatica identificando le reazioni ansiose conseguenti a incendi, disastri ferroviari, crolli di palazzi.
Nel corso della guerra del Vietnam il DSPT si manifestò in larga misura nei reduci al rientro in patria ed è proprio in quell’occasione che la comunità scientifica cominciò a studiare a più livelli e a definire meglio questa patologia.

Nel 1980,con la stesura del DSM-III, venne introdotta la categoria del Disturbo da Stress Post-Traumatico successivamente sottoposta a diverse revisioni fino ad arrivare ai criteri enunciati nel 1994 dal DSM-IV.

Eventi traumatici e risposte individuali. La definizione di evento traumatico si basa, oltre che sulla natura drammatica dello stesso,sulle modalità individuali di interpretazione di questo e quindi sulla modalità di risposta messe in atto dal soggetto: non tutte le persone esposte ad un grave trauma vanno incontro ad un Disturbo da stress post-traumatico e lo stesso evento può non essere ugualmente traumatico per tutte le persone coinvolte.
A tale riguardo sono di notevole importanza oltre alla genetica e alla biologia dell’individuo,le sue caratteristiche di personalità, il contesto socioculturale in cui si è verificato l’evento,il grado di istruzione,la classe sociale,l’insieme di valori e di credenze propri dell’individuo,il supporto sociale (famiglia,amici,società).
Per esempio,un reduce di guerra festeggiato da eroe al rientro in patria avrà diverse modalità interpretative e diverse risposte adattive ll’evento occorsogli (prigionia,combattimento,ferite) rispetto ad un altro reduce denigrato da un’opinione pubblica ostile.
Importanti sono quindi la valutazione soggettiva e l elaborazione cognitiva dell’ accaduto, per un soggetto l’ evento potrebbe essere vissuto come un qualche cosa di grave da cui si e riusciti a scampare e quindi una conferma delle proprie capacita di reazione; un altro individuo potrebbe considerare ciò che gli e accaduto come una disgrazia che segnerà per sempre la sua vita e che influenzerà negativamente i suoi comportamenti e le sue scelte future.

 

Disturbo da stress post-traumatico. Psicoterapia

Diversi sono gli eventi traumatici capaci di generare un Disturbo da stress post-traumatico e questi possono coinvolgere individui, gruppi o intere comunità; gli stessi soccorritori non ne sono immuni, così pure il personale di emergenza per i disastri e i gruppi di aiuto psicologico possono sviluppare un DSPT.

Le strategie di intervento precoce devono soddisfare alcune esigenze: il bisogno di parlare dell’accaduto da parte dei sopravvissuti, la comprensione dell’evento, fronteggiare l’angoscia e i sensi di colpa che spesso insorgono nei superstiti.

 

Disturbo da stress post-traumatico. Le diverse tecniche d’intervento

Quelli che seguono sono i principali approcci terapeutici utilizzati nel Disturbo da stress post-traumatico.

Debriefing

Una strategia di intervento precoce,da mettersi in atto entro le 24-72 ore dall’avvenimento, e rivolta ai sopravvissuti e ai soccorritori, recentemente applicata ai bambini esposti a eventi traumatici è il Debriefing, Inizialmente messa a punto per i militari negli Stati Uniti, il suo uso è stato adattato ed allargato in campo civile e vi si distinguono 7 fasi della durata di 2-3 ore: nella prima, fase introduttiva, si discutono le regole; nella fase dei fatti ogni membro del gruppo descrive il proprio ruolo nell’accaduto e la propria esperienza;nella fase dei pensieri ogni soggetto esprime il pensiero predominante durante l’evento; nella fase della reazione viene chiesto quali elementi dell’incidente hanno causato maggior sofferenza e con i quali è più doloroso convivere; nella fase del sintomo ogni individuo riferisce i sintomi fisici e psicologici avvertiti durante l’accaduto; si giunge poi alla fase dell’insegnamento dove il conduttore del gruppo spiega le reazioni allo stress e le tecniche per ridurlo e giungere alla guarigione; infine la fase finale,dove si discutono le eventuali domande che non hanno ricevuto risposte soddisfacenti e si formulano commenti e conclusioni.

Terapia cognitivo-comportamentale

Se il disturbo da stress post-traumatico può essere compreso utilizzando diverse chiavi di lettura, da quella psicodinamica a quella psicobiologica, alla teoria dell’apprendimento, gran parte della letteratura indica come metodo più efficace quello cognitivo-comportamentale.

Le teorie cognitive sostengono che ogni individuo ha concetti e modelli precostituiti di sé, degli altri e del mondo; l’evento traumatico è un’informazione incompatibile con questi e il tentativo di integrare questa con gli assunti preesistenti conduce alle risposte postraumatiche.

Scopo della terapia cognitivo-comportamentale è quello di educare il paziente a identificare e controllare i pensieri e gli assunti negativi, identificando gli errori logici contenuti nelle convinzioni, identificare alternative di pensiero e di comportamento più funzionali e vantaggiose.

Esposizione

Trattamento efficace per i disturbi d’ansia dove l’evitamento è il fattore principale, viene utilizzata l’esposizione immaginativa, il soggetto viene cioè invitato a rivivere l’avvenimento nella propria immaginazione e a raccontarlo al terapeuta.

Ristrutturazione cognitiva

Lo scopo è quello di modificare le convinzioni e gli assunti irrazionali. Gestione dell’ansia: vengono insegnate tecniche per controllare gli stimoli ansiosi come il rilassamento progressivo, lo “stop del pensiero” ecc.

Trattamento con EMDR

La desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari (Eye Movement desensitisation and reprocessing) è una nuova tecnica messa a punto da F.Shapiro nel 1989 si basa sulla scoperta che alcuni stimoli esterni possono essere particolarmente efficaci per superare un grave trauma.In particolare, l’esecuzione di alcuni movimenti oculari da parte del paziente durante la rievocazione dell’evento permette di riprendere o di accelerare l’elaborazione delle informazioni legate al trauma. Notevoli sono i legami di questa metodica con la terapia ipnotica ericksoniana e molti terapeuti utilizzano le tecniche di Erikson nel EMDR.

Dr. Sergio Maria Corazza

 

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