Sono timido, non ho una ragazza

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Sono timido, non ho una ragazza

D Egregi dottori,
sono timido e titubante a scriverVi poichè so bene che con ciò non risolverò i miei problemi, anzi, ora mi pongo anche quello di cosa penserete. D’altra parte non me la sento e non trovo motivazioni per andare da uno psicologo “reale”.
Ho 37 anni, una vita ed una famiglia di provenienza del tutto nella “norma”, professionalmente sono stimato ed affermato, ma la vita di relazione con le donne è sempre stata un disastro. Sono sempre stato molto timido, non ho mai avuto una ragazza, una vita di coppia, anche se desidererei con tutto il cuore una famiglia, dei figli. Un disastro è stata, conseguentemente, la vita sessuale. Ho iniziato a masturbarmi sui 12-13 anni e fino a 31 questa è stata l’unica forma di sessualità. A 31 anni, anche se sono sempre stato contrario, ho deciso di avere un rapporto a pagamento. Da allora ho iniziato, prima una volta al mese, poi più di frequente, ad avere rapporti sempre a pagamento, con alcune ragazze, che conosco ormai da anni.
Da un paio d’anni queste frequentazioni sono divenute sempre più frenetiche, plurisettimanali. Penso sempre all’attività sessuale delle mie colleghe “normali”, mi piace, quando vanno in bagno, sentire dal bagno vicino la loro urina che scende e fantasticare.
Mi sto chiudendo sempre più, sono timido, non ho una ragazza e non vedo futuro; quindi non ho la molla che mi spinga da uno psicologo. So che senza la mia volontà questo sfogo resterà lettera morta, forse è solo per potermi dire che ho provato anche questa. Vi ringrazio per l’attenzione e mi auguro di non avervi scandalizzato, non era mia intenzione.
Francesco F.

Risposta alla domanda: Sono timido, non ho una ragazza

R Caro Francesco,il tempo ci ha donato una grande umiltà verso tutte le manifestazioni della vita, e un enorme rispetto per le persone. Certo non sarà questa risposta a risolvere i suoi problemi, ma almeno di questo non si deve preoccupare: nessuno, in nessun caso, si scandalizzerà o la giudicherà per quello che ha scritto.

Dice che si sta chiudendo sempre di più. Eppure questo messaggio lanciato in una bottiglia, senza sapere a chi arriverà -ma sperando che arrivi- è il segnale che lei non si è arreso. Che la speranza di una vita migliore, di una rigenerazione, ancora fa parte del suo patrimonio vitale. Lei è ancora giovane, ha molto tempo davanti a sé per ritrovare fiducia in sé stesso e negli altri. E nella sua capacità di instaurare una relazione affettiva ed erotica soddisfacente, pienamente appagante. Il problema di cui le mi parla, l’essere timdo, riguarda un gran numero di persone, non si senta un caso isolato, una mosca bianca. Adesso lei è su un delicato crinale: da un lato la rinuncia e la rassegnazione; dall’altro la possibilità di intraprendere il cammino della sua salvezza (lo può chiamare viaggio iniziatico, esplorazione di sè, elevazione, rigenerazione, o come desidera). I miti, le leggende, la storia, ci insegnano che ogni viaggio ha maggiori possibilità di successo se viene intrapreso con una buona guida, credibile ed esperta. E ogni uomo saggio che desidera dedicarsi ad una disciplina (tiro con l’arco, pittura, falegnameria, cucina, fotografia…) inizia affidandosi ad un maestro.

Non c’è niente di umiliante nel decidere che anche per riuscire a identificare radure di gioia nella foresta che è la vita di noi umani è utile affidarsi ad una buona guida, ad un buon maestro. Mi scriva ancora. Se vuole le posso comunicare l’indirizzo di uno psicoterapeuta della sua città. Un messaggio nella bottiglia può tradursi in uno degli eventi più importanti della sua vita.

Dr. Adriano Legacci

 

D Egregio dott. Legacci,
La ringrazio molto per la Sua risposta. E’ vero, sono su un delicato crinale e mi rendo conto che sto scivolando sempre più verso la rassegnazione, il vegetare, non vedo futuro. Proprio per questo non sono nemmeno incentivato a trovare una soluzione. So che non c’è nulla di male nell’avvalersi di una guida, ho la massima stima della vostra professione. Personalmente però so che perderei inutilmente tempo e denaro, non mi va di parlare di me, dei “fatti miei”, con una persona estranea. D’altra parte, di certe cose so che è ben difficile parlare con un amico, soprattutto pensando che le mie poche amicize vere sono femminili.

La ringrazio ancora per la disponibilità
Francesco F.

 

R Egregio sig. F.,
come lei dice “di certe cose” non si parla con un amico. E con le amiche ci sono mille argomenti altrettanto interessanti di cui parlare. Così come se decidesse di esplorare una zona impervia e poco conosciuta del pianeta, a poco le servirebbe consultarsi con il vicino di casa. Occorre parlare con qualcuno che in quella zona c’è già stato, e sia capace di guidarla in una felice esplorazione e ricondurla a casa sano e salvo. Potrebbe essere il viaggio più bello della sua vita.

Con cordialità
Dr. Adriano Legacci

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