Lo psicologo in ospedale

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Lo psicologo in ospedale

La salute oltre il corpo

Perché è importante la presenza dello psicologo in ospedale? A cosa serve? In quali reparti, al di là della psichiatria, troviamo psicologi impegnati nella cura della persona? Ce ne sono molti in realtà, più di quanto vi possiate immaginare!

 

Osservando da vicino questi luoghi, possiamo ritrovare persone affette da patologie specifiche, prevalentemente caratterizzate da uno stadio cronico (malattie metaboliche, danni d’organo, insufficienze nefrologiche più o meno severe) oppure da un esordio improvviso (ad esempio ictus, infarto, o semplicemente il momento della diagnosi). Nonostante la diversità di queste condizioni, ne rintracciamo una peculiarità comune: l’irruzione nella vita del paziente di una differenza manifesta, uno scarto, un prima e un dopo che investe la persona andando a modificare abitudini, comportamenti e, in alcuni casi, anche credenze e sentimenti.

È in questi termini che si comprende come l’intervento di uno specialista risulti necessario non solo per affrontare il trauma iniziale, ma soprattutto per consentire il riconoscimento e l’espressione del cambiamento che il paziente sta vivendo.

 

Lo psicologo in ospedale. Cosa significa essere malati?

Se prendiamo in considerazione le patologie cardiovascolari, ad esempio, l’evento acuto molto spesso risulta essere sintomo, soprattutto in quelle condizioni dove si configura come vero e proprio esordio della patologia stessa. Stiamo parlando di pazienti sui settant’anni, agricoltori che lavorano da più di cinquant’anni nei campi, che dopo uno sforzo eccessivo si ritrovano in un corpo che non riconoscono, con una forza (anche d’animo) che non è più quella del giorno prima, e una serie di limitazioni organiche e funzionali che comportano la necessità di sottoporsi a cure mediche continuative. Per le stesse ragioni, pazienti più giovani, impiegati o liberi professionisti, molto spesso si trovano nella condizione di non riuscire più a gestire la sfera lavorativa, dovendo affrontare un demansionamento del proprio ruolo, o addirittura un periodo di aspettativa.

A livello simbolico si diffonde un’incertezza generalizzata, che spesso assume la forma di varie manifestazioni ansiose, più o meno intense, che debilitano la quotidianità del paziente e che possono sfociare in vissuti depressivi anche rilevanti dal punto di vista clinico.

 

Lo psicologo in ospedale. Dal modello bio-medico al modello bio-psico-sociale.

Il modello bio-medico operazionalizza la cura del paziente, partendo da una visione oggettiva della realtà del malato, mantenendo il focus solamente sulla parte lesa: di conseguenza la patologia è spiegata come una deviazione dalla norma, sottesa da una causa biologica primaria, oggettivamente identificabile. Si è malati, dunque, solo perché è il corpo ad ammalarsi. Questo concetto, oramai decisamente superato, non tiene conto di quelle implicazioni soggettive che il paziente deve affrontare: ecco il varco, lo spazio d’azione in cui si inserisce la psicologia della salute che, tra le sue varie applicazioni, si pone l’obiettivo di trattare dal punto di vista psicologico pazienti affetti da una patologia organica conclamata, che per sua natura o decorso impatta sul loro vissuto, tracciando un solco e lasciando un segno.

Basata sui cardini del modello bio-psico-sociale (Engels 1977, 1980; Schwartz 1982), questa disciplina ritiene di fondamentale importanza i fattori biologici, psicologici e sociali, perché è proprio dalla loro interazione, infatti, che si origina lo stato di salute o di malattia.Attribuendo, inoltre, un’importanza notevole alla prevenzione, si orienta verso una definizione di salute intesa come realizzazione di Sè.

Questo spostamento del focus, proprio perché non è più sufficiente agire solo sul corpo, necessita l’intervento di una figura diversa dal medico specialista. Ecco cosa accade, dunque, quando salute mentale e salute del corpo si incontrano: nasce l’esigenza della professionalità di uno psicologo in ospedale, che possa sostenere, insieme al paziente, il peso del cambiamento.

 

BIBLIOGRAFIA

  • Braibanti P., “Pensare la salute. Orizzonti e nodi critici della Psicologia della Salute”, Franco Angeli, 2003.
  • Engel GL “The need for a new medical model: a challenge for biomedicine.” Science 1977;196:129-136.
  • Schwartz, Gary E. “Testing the biopsychosocial model: The ultimate challenge facing behavioral medicine?”; Journal of Consulting and Clinical Psychology, Vol 50(6), Dec 1982, 1040-1053.

 

Redazione Pagine Blu

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