Psicologia e cancro: una parola e’ troppa e due sono poche.

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Psicologia e cancro: una parola e’ troppa e due sono poche.

Lo sa bene chi sta affrontando la dura battaglia contro il cancro.

Psicologia e cancro. Quante volte ci troviamo in situazioni in cui non sappiamo cosa dire a chi sta male? Quante volte chi sta male non si sente capito e compreso?

Comunicare con un paziente oncologico non è semplice sia per un senso di “non sapere cosa dire” sia perchè chi sta male si trova in una situazione veramente stressante e quindi è più sensibile a ciò che gli viene detto e può essere in alcuni momenti più suscettibile o isolato.

Spesso chi sta combattendo una battaglia contro il cancro sperimenta vissuti di solitudine nel proprio dolore, non si sente capito da chi sta intorno ed è difficile riuscire a esternare sentimenti, pensieri e paure.

Quello che si verifica spesso, e che spesso riferiscono i malati, è che si venga a creare la cosidetta “congiura del silenzio“. Parenti e amici possono non parlare della malattia e “far finta di nulla” per imbarazzo, non sentirsi all’altezza, paura o perchè pensano che non parlarne sia meglio. D’altro canto i malati, per non far preoccupare i familiari o perchè temono di non essere capiti non parlano di ciò che stanno passando e portano da soli tutta la loro sofferenza.

 

Psicologia e cancro. Cosa non dire

Vediamo insieme quali sono le frasi da evitare e che possono ferire chi sta male e cosa invece poter fare o dire per esprimere la nostra vicinanza o affetto.

Il “non sapere cosa dire” può portare, ingenuamente e in buona fede, a pronunciare frasi che infastidiscono e fanno si che il malato non si senta compreso e si chiuda ancora di più in se stesso.

“Forza e coraggio andrà tutto bene”: chi lo dice spera di infondere speranza e ottimismo in chi sta male. In realtà, però, questo tentativo di rassicurazione fa si che la comunicazione si blocchi. La persona che sta male può pensare “cosa ne sai tu? E se non andasse bene?” senza poter esprimere le proprie paure al riguardo. E’ una rassicurazione precoce e sbrigativa che poco serve a chi sta male.

“Ti trovo in forma/ stai benissimo”. Anche in questo caso, una frase detta a buon fine non contribuisce alla comunicazione. Non servono eccessivi complimenti a chi sta soffrendo anche perchè in qualche modo questi complimenti possono far sentire alla persona negata la sua sofferenza.

“Che ti importa dei capelli, poi ricrescono”. Certo che ricrescono, ma immaginate che importanza ha per chi li sta perdendo sottoponendosi a chemioterapia?

“Se c’è qualcuno che può superare questa prova sei proprio tu!”: Non stiamo parlando di prove ed eroi. Stiamo parlando di persone e di sofferenza.

“Poverino mi dispiace proprio per te”: questa frase può essere detta sia con le parole che con l’atteggiamento e non c’è niente di peggiore. Evitiamo pietismi. Chi sta male non vuole fare pena.

 

Psicologia e cancro. Cosa dire

Cosa possiamo fare allora per stare vicino a chi soffre? Sembra semplice e banale ma la cosa importante da fare è ascoltare. Non sempre il malato potrebbe avere voglia di farlo, è importante quindi capire quando è il momento adatto e creare l’atmosfera:

Disponetevi in un atteggiamento di disponibilità dimostrando che avete tempo a disposizione per lui (ad esempio toglietevi la giacca, o mettetevi comodi). E’ molto importante mantenere il contatto visivo. Al contrario avere uno sguardo sfuggente comunica desiderio di fuga o paura. Se il malato è a letto sedetevi accanto lui o comunque siateli vicino.

Può darsi che la persona abbia voglia di parlare di banalità e non di quello che sta passando. Assecondatelo. Anche una chiacchiera può essere importante e comunque dimostra la vostra presenza e la vostra disponibilità. In alcuni casi si può anche chiedere direttamente “ti va di parlare un pò?”.

Ascoltatelo. Non pensate a cosa dovete o non dovete dire, semplicemente ascoltatelo con un atteggiamento attento senza interromperlo; incoraggiatelo con frasi come “immagino…” “capisco….” “vai avanti”.

Rispettate il suo silenzio. Probabilmente sta pensando o provando qualcosa di forte. In quel caso non serve parlare a parole ma un gesto, una carazza una stretta di mano può comunicare molto di più.

Se il malato si apre e parla con voi evitate di cambiare argomento, gli mandereste il messaggio che non vi va di ascoltarlo.

Non cominciate col dare consigli, lui sa cosa prova e cosa passa, noi no. Che consigli possiamo dare?

 

In realtà non esistono regole rigide o manuali da seguire. Esiste il buon senso, l’affetto, la genuinità, l’umiltà e il sincero interesse verso chi sta male.

Anche l’ammettere, con umiltà, di trovarsi in difficoltà può servire a comunicare a chi sta male che siamo sinceramente interessati a lui ma che magari non sappiamo cosa fare, e allora ci si può aiutare a vicenda a comprendere, esprimere i propri sentimenti, parlare e ascoltare.

 

A cura di Dott.ssa Maria Cristina Zezza Psicologa Roma

Psicologia e cancro. Fonti:

  • Associazione Italiana Malati Cancro Parenti e Amici (AIMaC). Non so cosa dire. La collana del girasole, 2010.
  • Fondazione Serono. Le 10 cose da non dire a un malato di cancro. www.fondazioneserono.org.
  • Elisabetta Iannelli. Quando le parole feriscono i malati di cancro come coltelli. Il Sole 24Ore del 04/02/2013

 

 

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2 commenti

  1. Alessandra su

    Ha dimenticato la frase più orribile. Anche io ho mal d’ossa anche senza chemioterapia. Anche io sono stanca anche senza radio.anche a me cadono i capelli anche senza chemioterapia. Questo anche a me e anche io ti sminuisce nel profondo…mi viene su una rabbia e un fastidio quando poi lo devi sentir dire da una madre o una zia…sminuisce i miei dolori, la mia lotta..cercano di farti sentire cosa.? Bugiarda? Ma il dottore ha detto che non dà effetti collaterali…ma io li ho allora sono bugiarda?

    • Pagine Blu su

      Gentile Alessandra, anche le persone che ci amano maggiormente possono avere talvolta difficoltà nello stabilire una comunicazione adeguata. Nelle parole dei suoi familiari non c’è alcuna intenzione di ferirla – nè tantomeno di darle della “bugiarda”. Provi ad intenderle come un invito a non cadere nel ruolo di vittima, e a reagire con determinazione e forza d’animo a questa delicata fase della sua vita.

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