Psicologia delle dipendenze

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Psicologia delle dipendenze e stili di vita

Psicologia delle dipendenze. Ri … animare il confine.

Psicologia delle dipendenze. Ad iniziare dalla seconda metà degli anni ’80 abbiamo assistito ad un rapido incremento del numero e della pericolosità delle droghe introdotte nel mercato illegale e dei comportamenti con perdita di controllo. I mass media hanno reso familiari nomi di droghe sempre nuove (basti pensare all’ecstasy o alle cosiddette droghe del sabato sera) o addirittura impieghi nuovi di sostanze note da lungo tempo. In questi anni l’opinione pubblica “si è sentita impotente” nell’osservare la rincorsa affannosa tra l’introduzione di sostanze illegali nuove e le valutazioni tossicologiche e il proliferare di procedimenti penali finalizzati alla repressione dello spaccio.

Psicologia delle dipendenze. Pur necessari è probabile che questi strumenti legali e di polizia risulteranno sempre molto parziali.
Più stimolante e incoraggiante si è rivelata l’attenzione gradualmente prestata agli stili di vita prescelti indipendentemente dalla sostanza utilizzata. La valutazione dei fattori scatenanti le dipendenze problematiche e patologiche ha dimostrato che gli stili di vita possono influenzare negativamente condotte altrimenti vissute come “normali” dalla maggior parte della popolazione. Questa scelta metodologica ha consentito di uscire dal binomio legalità/illegalità poco produttivo sul piano della prevenzione.

Per esempio, alle dipendenze tradizionali da eroina, cocaina, alcolici e alle “nuove droghe” (quali l’ecstasy) si sono aggiunti l’abuso compulsivo di cibo (bulimia) e l’inibizione psicogena del nutrirsi (anoressia), il gioco d’azzardo e con le play station, le attività informatiche quali la navigazione su Internet o l’azzardo della speculazione in Borsa per il semplice piacere del rischio, e persino i rapporti sessuali.

Questo “spostamento ” dell’attenzione dalla repressione legale e giudiziaria all’attenzione per la qualità della vita non è stata tuttavia indolore! E’ aumentata da parte della popolazione la resistenza a considerarsi parte in causa in comportamenti potenzialmente a rischio per le dipendenze patologiche.

Psicologia delle dipendenze. Il confine tra “normalità” e “anormalità”.

Psicologia delle dipendenze. Le persone che sviluppano forme problematiche o patologiche di dipendenza non differiscono (inizialmente) da quelle con un rapporto equilibrato con il cibo, che viaggiano quotidianamente su Internet o che riescono a soddisfare in modo soddisfacente i propri desideri affettivi. Malgrado tanti e prolungati tentativi di negare l’evidenza, il confine tra “normalità” e “anormalità”, tra normalizzazione e trasgressione è gradualmente scomparso. Sotto questo punto di vista il fenomeno complessivo dei comportamenti con dipendenza patologica è divenuto cruciale per la nostra civiltà proprio per la scomparsa (o l’attenuazione) dei confini che presidiano il confine della “normalità sociale”.

Psicologia delle dipendenze. Intervento e “cura”

Psicologia delle dipendenze. Anche sul versante della “cura” è possibile osservare una ulteriore difficoltà. L’ampliamento continuo dei comportamenti di dipendenza patologica e la crescente insofferenza per i percorsi comunitari “classici” da parte delle persone in difficoltà hanno spiazzato molti operatori tanto delle reti dei servizi pubblici quanto del terzo settore.

Ogni forma di dipendenza presenta specificità cliniche e comportamentali da tenere assolutamente presenti per avere una probabilità di successo ma esiste un accordo generalizzato tra i professionisti (e tra molti loro clienti) ad evitare lunghi allontanamenti dall’ambiente di vita. La continua teorizzazione sulle psicoterapie più efficaci e sui setting d’intervento più idonei ha spesso prodotto modelli adeguati nell’area del trattamento delle dipendenze patologiche ma poco realistici per molti soggetti con dipendenza problematica e addirittura controproducenti negli interventi di prevenzione

Psicologia delle dipendenze. Scarsa efficacia delle attività di prevenzione.

Psicologia delle dipendenze. Attualmente il problema sociale più rilevante provocato dalla crescente attenzione per gli stili di vita è dato dalla scarsa efficacia dell’ attività di prevenzione, non solo con i giovani ma anche con la popolazione di adulti. Gli enti governativi e molte organizzazioni del terzo settore hanno sopravvalutato l’efficacia delle grandi campagne di stampa da parte dei destinatari disperdendo notevoli risorse finanziarie e a volte, stimolando curiosità negative. Gli operatori che hanno lavorato in campo sociale hanno invece osservato come sia possibile accrescere l’efficacia tramite il ricorso alla comunicazione personalizzata, individuale o con piccoli gruppi anche con l’utilizzo dei mass media, una strategia tipica del lavoro di rete.

Questa evidente staticità tra esperienza clinica, ricerca sociale e immagine tradizionale delle dipendenze patologiche ha creato un “confine disabitato” (o poco animato) contrassegnato da innumerevoli cartelli con parole d’ordine ormai prive della carica emotiva ed esplicativa iniziale (“il disagio giovanile”, “la mancanza di valori”, “le responsabilità della società”).

Questo confine poco praticabile e nel quale prevalgono processi di delega e di controllo sociale si pone in contraddizione con quanto l’Organizzazione Mondiale della Società raccomanda da molti anni: il coinvolgimento diretto di tutti i cittadini nella tutela del proprio benessere psichico, fisico e relazionale e la possibilità individuale di scegliere la terapia tra un ventaglio di cure.

Psicologia delle dipendenze. Emergono a questo punto alcune domande,

  • In quale misura la ricerca sociale potrà fornire nel nostro Paese una risposta valida alla crescente richiesta sociale di salute?
  • Queste possibili risposte saranno fornite dalla psicologia clinica o dalla ricerca sociale o si renderanno necessarie sinergie operative multidisciplinari?
  • E’ possibile confinare il problema sociale vitale costituito dalle dipendenze problematiche o patologiche all’ambito esclusivamente terapeutico e alla continua classificazione diagnostica dei nuovi comportamenti problematici oppure la prevenzione primaria e l’incremento dell’attenzione sociale possono esercitare azioni benefiche anche sulle persone problematiche?
  • Più in generale, a causa della contrazione delle risorse pubbliche destinate al welfare i cittadini si dovranno arrendere al ritiro dello Stato dall’intervento preventivo sociale o una prospettiva di rete sociale a costo ridotto potrà ovviare a questi problemi specie mentre rimane inevasa una pressante esigenza di relazioni positive proveniente dal territorio?

E’ necessario amio parere recuperare l’esperienza degli operatori della psichiatria e della psicologia sociali del nostro Paese negli anni ’70 e ’80 per i quali “le persone con le loro storie di vita uniche ed irripetibili e non le teorie andavano poste al centro di una rete sociale da costruire e da rafforzare in continuazione”.

E’ sufficiente ricordare l’entusiasmante esperienza con i gruppi di auto mutuo aiuto nel settore dei problemi alcol correlati che hanno trovato in quegli anni uno sviluppo tanto significativo quanto inatteso e che nell’ultimo decennio hanno invece subito un sensibile rallentamento nella diffusione.
E’ importante tuttavia abbandonare l’idea (disarmante) di dover rincominciare dall’inizio. Malgrado l’importanza attuale e l’effetto di gruppi di auto mutuo aiuto presenti nel nostro Paese sarebbe utile descriverne l’evoluzione a vantaggio delle giovani generazioni. Il racconto delle esperienze ed una prospettiva storica avrebbero anche l’effetto di far conoscere la storia professionale ed umana di operatori fondamentali per l’intervento territoriale nel nostro ed in altri Paesi (Hudolin, Devoto, i fondatori degli Alcolisti Anonimi, Basaglia).

Un primo possibile significato reso possibile dalla rubrica è dunque lo spazio per raccontare esperienze relativamente lontane nel tempo ma ancora significative per la loro carica umana ed innovativa.

In altri Paesi europei si sono affrontati problemi che l’Italia solo ora inizia a dibattere.

Pur convinto che non esistano né soluzioni né Paesi ideali è importante un confronto di sintesi a beneficio di quanti desiderino modellare un intervento o confrontarsi con altri esempi per migliorare la propria efficacia di intervento. La rubrica intende porsi come spazio di confronto per esperienze non solo condotte in Italia.

Psicologia delle dipendenze. Il dibattito è aperto per:

  • Medici, psicologi e assistenti sociali
  • Insegnanti, professori ed educatori
  • Persone che sono venute in contatto direttamente o indirettamente con i problemi di dipendenza problematica o patologica
  • Quanti desiderano accrescere le proprie conoscenze spinti dalla curiosità dall’interesse umano

Lascia un commento. Ad ogni contatto on line verrà fornita una risposta diretta e sollecita o si porrà in contatto il lettore con un professionista con esperienza specifica. Saranno proprio i messaggi e le comunicazioni del pubblico a “costruire” la trama della rivista “ri…animando il confine”.

Roberto Ferro

 

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