Mediazione Familiare

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Mediazione Familiare. La tutela dei minori.

Il percorso di mediazione familiare rappresenta una valida alternativa alla tradizionale via giudiziaria.

La Mediazione Familiare è un tipo di intervento volto alla riorganizzazione delle relazioni familiari e alla risoluzione o attenuazione dei conflitti in caso di separazione o di divorzio.

Il percorso di mediazione rappresenta una valida alternativa alla tradizionale via giudiziaria: il suo scopo è quello di consentire ai coniugi che scelgono di porre fine al proprio vincolo matrimoniale di raggiungere in prima persona degli accordi di separazione e di essere artefici della riorganizzazione familiare che andrà a regolare la vita futura loro e quella dei loro figli. Questo tipo di servizio offerto alla famiglia in crisi si basa su di un presupposto essenziale, che lo differenzia da ogni altro tipo di intervento volto a risolvere le dispute: le persone, pur nel disordine emotivo/organizzativo che spesso accompagna una crisi coniugale, hanno la capacità di autodeterminarsi ed assumersi la responsabilità di decidere ciò che è meglio per loro, evitando di delegare ad un terzo, avvocato o giudice che sia,questo compito.

 

Mediazione Familiare. Uno spazio neutro di negoziazione

La mediazione familiare mira a creare un setting specifico, uno spazio e un tempo “neutro” dove i coniugi hanno la possibilità di “ripensarsi” come coppia, o come coppia che si separa ma che rimane unita nell’esercizio della funzione genitoriale: qualora la separazione dovesse essere l’opzione scelta, i coniugi durante il percorso di mediazione avranno l’opportunità di riorganizzare emotivamente e pragmaticamente la loro vita.

La mediazione familiare aiuta i coniugi a raggiungere insieme, attraverso un percorso strutturato di negoziazione, degli accordi “ragionevoli e mutualmente soddisfacenti” su tutti gli aspetti inerenti il divorzio: modalità di affidamento dei figli, calendario delle visite per il genitore non affidatario, assegno di mantenimento, divisioni patrimoniali, spartizione dei beni ecc. I dati sperimentali derivati dagli studi sulle conseguenze del divorzio condotti a livello mondiale parlano chiaro:

La durata degli accordi è direttamente proporzionale al grado di soddisfazione che questi procurano a chi è tenuto a rispettarli: soltanto un accordo che rispetti gli interessi di entrambi i coniugi avrà quindi la possibilità di resistere nel tempo.

Queste ricerche, avviate negli Stati Uniti, in Canada ma anche in Europa, dimostrano con evidenza che in percentuale gli accordi raggiunti in sede di mediazione familiare presentano un numero considerevolmente più basso di successivi ricorsi in tribunale rispetto agli accordi imposti dal giudice in sede giudiziaria.

 

Mediazione Familiare. La definizione

La Charte européenne de la formation des médiateurs familiaux, redatta nel 1992 da un’equipe di mediatori e poi ripresa nel 1997 dal Forum europeo di formazione alla mediazione familiare, definisce la mediazione

“Un processo che prevede la presenza di un terzo – il mediatore appunto – adeguatamente preparato che aiuta le parti ad affrontare tutte le questioni connesse alla riorganizzazione familiare in vista della separazione coniugale, nel pieno rispetto delle legislazioni vigenti nei vari paesi”.

In mediazione, quindi, i coniugi lavorano insieme con il mediatore per il raggiungimento di un obiettivo concreto: l’elaborazione di accordi di separazione che saranno poi presentati al giudice per ottenere la ratifica ufficiale necessaria.

 

Mediazione Familiare. La tutela dei minori

La mediazione, che raramente prevede la presenza dei figli (specialmente se piccoli) rappresenta anche il modo migliore per i minori di vedere tutelati i loro diritti, bisogni ed interessi: se, infatti, il mediatore non interviene mai in merito al contenuto degli accordi, sui quali soltanto i coniugi hanno diritto di parola, egli ha comunque il dovere di opporsi a quelle decisioni che con evidenza minaccino l’interesse dei bambini.

Sono allora i figli, “i terzi assenti nel processo di mediazione”, i beneficiari privilegiati di questo tipo di intervento.

La mediazione familiare si presenta allora come un aiuto concreto ai padri e alle madri che intendono ripensare in maniera intelligente e costruttiva alla riorganizzazione del menage familiare, evidentemente destrutturato dalla crisi coniugale.

In mediazione familiare non ci si occupa del passato e dei motivi che hanno condotto la coppia alla decisione di separarsi, almeno che questi aspetti non servano effettivamente per costruire quel tavolo delle mediazioni che farà da base all’attività negoziale dei coniugi. L’attenzione dei protagonisti si soffermerà soprattutto sui ruoli presenti e futuri e su tutti gli aspetti di gestione del nuovo assetto familiare.

La mediazione familiare non è necessariamente rivolta alle coppie che hanno già deciso di separarsi: in quanto servizio di aiuto in caso di conflittualità familiare, possono recarsi dal mediatore tutti coloro che vivono una situazione di conflitto in famiglia e che sentono il bisogno di trovare uno spazio neutro in cui confrontarsi per chiarire la propria posizione, le proprie idee, o ritrovare un proprio ruolo coniugale o genitoriale corroso dal tempo o da situazioni conflittuali.

 

Mediazione Familiare. A che cosa serve

La mediazione familiare serve a:

  • Aiutare i coniugi in via di separazione a trovare accordi “mutualmente soddisfacenti” per entrambi su ogni aspetto della separazione (affidamento dei figli, calendario delle visite, aspetti economici e patrimoniali). Soltanto in questo modo, infatti, le parti saranno interessate a rispettare gli accordi nel tempo.
  • Migliorare l’intesa e la comprensione, ristabilire un canale di comunicazione magari interrotto da anni, migliorare l’intesa e la comprensione fra le parti, promuovere un dialogo costruttivo e chiaro fra gli ex coniugi in vista di una collaborazione futura come genitori.
  • Coadiuvare i cambiamenti emotivi, psicologici, pragmatici ed organizzativi che accompagnano la separazione.
  • Aiutare a prevenire la sofferenza generale provocata dalla crisi coniugale, ed evitare che la crisi coniugale sfoci in una conflittualità dannosa e distruttiva.
  • Offrire uno spazio neutro di dialogo e confronto costruttivo.
  • Tutelare il benessere e i diritti dei minori coinvolti.
  • Promuovere il rispetto fra i genitori.
  • “Umanizzare il divorzio”. Da un punto di vista psicologico, infatti, la capacita’ di separarsi civilmente rappresenta il modo migliore per dirsi addio e per chiudere in positivo e dignitosamente un capitolo della propria vita. E per continuare entrambi ad essere protagonisti, anche se da lontano, della
    crescita dei propri figli: ci si può separare come coniugi, ma non ci si può mai separare dal proprio ruolo di genitori.

 

Mediazione Familiare. A chi si rivolge

La mediazione familiare si rivolge:

  • Ai coniugi che hanno deciso di porre fine al proprio matrimonio
  • A quelli che stanno pensando di farlo
  • Alle coppie in crisi indecise sul da farsi
  • Alle coppie già divorziate che intendono rivedere i propri accordi

Nella sua definizione rigorosa la mediazione familiare si rivolge ai coniugi che hanno deciso di separarsi: il mediatore, figura imparziale e qualificata, ha il compito di guidare il processo di elaborazione degli accordi di separazione, chiarendo le posizioni, i desideri, le aspettative ed i diritti delle parti, aiutandole a trovare valide alternative ed a superare le impasse di un irrigidimento nella comunicazione e nella negoziazione.

Spesso, tuttavia, il mediatore si trova di fronte a coppie indecise e dubbiose sul da farsi, a coniugi che data la situazione di alta crisi che stanno vivendo sono insicuri di se’ e del proprio futuro: in questo caso, allora, prima di iniziare il processo di mediazione vero e proprio il mediatore struttura una serie di 3 incontri in cui la coppia viene stimolata a lavorare e a riflettere sul futuro, sulle opzioni disponibili e sulla via da seguire.

 

Mediazione Familiare. Le differenze rispetto alla via giudiziaria tradizionale

I coniugi in mediazione familiare sono stimolati a prendere in modo autonomo le proprie decisioni e ad essere responsabili del proprio futuro. Il presupposto di fondo è che nessuno meglio di loro sia in grado di prendere quelle decisioni che andranno a regolare ed organizzare la loro vita futura e quella degli altri membri del nucleo familiare.

Il ricorso alla giustizia formale implica invece una posizione di delega passiva che limita lo spazio per l’esercizio della soggettività dei protagonisti della separazione.

Come molti studiosi hanno evidenziato, il modello giudiziario si fonda per definizione sulla “contrapposizione delle parti” e finisce quindi per adattarsi male al contenzioso della separazione, dove gli ex coniugi, pur avendo scelto di recidere il legame coniugale, continuano ad essere sempre genitori dei loro figli ed hanno quindi bisogno di mantenere una relazione per il bene dei bambini che essi hanno in comune.

In mediazione familiare si cerca di affrontare il conflitto in modo diverso senza delegare il potere ad un terzo istituzionalmente incaricato. La filosofia alla base della mediazione familiare è che le lotte giudiziarie non sono vantaggiose né per i coniugi né per i figli, che farsi la guerra in tribunale sia il modo peggiore e più dannoso di porre fine ad un matrimonio. Molto spesso i costi imposti dalla via guidiziaria sono ,dal punto di vista economico ed emotivo, molto alti.Troppe separazioni offrono un panorama pressoché identico: un coniuge che si sente ferito, tradito, deluso o abbandonato e cerca una compensazione, un vantaggio sull’altro imbastendo liti legali che durano anni per “ottenere la casa, l’affidamento dei figli, un assegno più alto” ecc. Il tutto senza pensare che dopo anni di lotte guidate dai rispettivi avvocati la maggior parte delle volte si finisce per ottenere meno di quanto l’altro coniuge sarebbe stato disposto ad offrire spontaneamente all’inizio degli scontri.

 

Mediazione Familiare. I vantaggi

  • Aiuta i coniugi a “separarsi civilmente”.
  • Permette un notevole risparmio dei costi del divorzio, sia dal punto di vista psicologico, sia da quello economico. La mediazione prevede un massimo di 13 incontri e aiuta le parti ad arrivare a degli accordi in tempi relativamente brevi.
  • Consente di raggiungere accordi durevoli e soddisfacenti per tutti i membri del nucleo familiare.
  • Aiuta la coppia che si separa a rimanere unita nell’esercizio della funzione genitoriale per una crescita sana ed equilibrata dei figli.
  • Aiuta a non patologizzare il divorzio, ma a vederlo anche come un’opportunità di crescita e di cambiamento per tutti i membri del nucleo familiare.

 

Mediazione Familiare. Il setting

La mediazione familiare si struttura in una serie di incontri (da un minimo di 3 ad un massimo di 12/13 incontri). Il fine è quello di redigere attraverso un percorso di negoziazioni a tappe, un documento di accordo che i coniugi presenteranno poi al giudice per la necessaria ratifica ufficiale.

Nel corso dei processi di mediazione familiare Il mediatore è un terzo soggetto imparziale, equidistante e professionalmente preparato che aiuta la coppia a stabilire una comunicazione costruttiva ed efficace. La figura del mediatore serva ad evitare che la coppia corra il rischio di venire schiacciata dalla crisi. Egli è responsabile del processo di negoziazione: ha il compito di guidarlo, dirigerlo ed evitarne le insidie e le cadute nel vuoto; raramente interviene nei contenuti, di esclusiva competenza dei protagonisti, cioè degli ex coniugi.

L’imparzialita’ del mediatore implica che egli non parteggi per l’uno o per l’altro coniuge, ma si limiti a controllare che il processo di negoziazione si svolga in maniera corretta, evitando il più possibile sbilanciamenti o abusi di potere da parte di una delle due parti.

 

Mediazione familiare. Due fasi.

Volendo schematizzare, l’intervento di mediazione familiare si divide in due fasi:

1. Fase di pre- mediazione familiare (da 1 a 3 incontri)
Serve per:

  • Chiarire la situazione familiare generale, ed individuare gli specifici problemi da affrontare.
  • Stabilire se la coppia è mediabile, ovverosia se esistono le condizioni di base minime per poter intraprendere insieme un percorso di mediazione. Si tratta quindi di escludere che all’interno della coppia si verifichino gravi episodi di violenza, problemi di alcolismo e di tossicodipendenza, o che uno
    dei due coniugi soffra di malattie mentali.
  • Verificare che esista da entrambe le parti la reale volontà di giungere ad accordi.
  • Stabilire se la conflittualità, se esistente, possa essere contenuta o trasformata positivamente.
  • Costruire un tavolo di mediazioni necessario per poter passare alla seconda fase, quella delle negoziazioni vere e proprie.

 

2) Fase di mediazione familiare vera e propria.
E’ la fase durante la quale i coniugi in via di separazione negoziano con l’aiuto del mediatore gli accordi su tutti gli aspetti coinvolti nella riorganizzazione familiare: dall’affidamento dei minori alla casa di famiglia, dall’orario delle visite del genitore non affidatario all’ammontare dell’assegno di mantenimento, fino alle eventuali divisioni patrimoniali. In mediazione familiare si opera in modo abbastanza autonomo rispetto al sistema giudiziario, nel senso che pur nel rispetto del sistema legale vigente in ogni paese, i coniugi passano al vaglio un’ampia gamma di opzioni che includono anche quelle alternative ai paradigmi e agli stereotipi normativi tradizionali. In mediazione familiare si cerca di trovare accordi che non avvantaggino nessuno, ma che siano soddisfacenti per entrambe le parti. Questo risultato può essere ottenuto soltanto attraverso l’invito del mediatore a superare la rigidità delle posizioni  preconcette per soffermarsi sui reali interessi delle parti, che spesso scoprono di avere interessi comuni sottostanti a rigide prese di posizione oppositive.

 

Mediazione familiare. La Tutela dei minori.
Federica Benerecetti

 

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