Disturbo Ossessivo Compulsivo

0

Disturbo Ossessivo Compulsivo

Siamo tutti potenzialmente ossessivo-compulsivi?

Probabilmente molti avranno già un’idea di che cosa si tratti quando si parla di Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC). È infatti una patologia piuttosto comune, anche se poco riconosciuta, e i suoi tratti distintivi sono rappresentati da:

  • Ossessioni: pensieri e idee che irrompono nella mente della persona la quale non riesce a respingerli
  • Compulsioni: comportamenti o azioni mentali ripetitivi che servono a ridurre un disagio o a prevenire delle si-tuazioni o degli eventi che la persona teme.

Entrambi sono causa di disagio perché vengono vissuti come inaccettabili o parzialmente accettabili, sono indesiderati e comportano un impegno che può arrivare ad essere molto importante, interferendo con i normali compiti quotidiani.

Disturbo Ossessivo Compulsivo. Uno studio sperimentale

É stato condotto uno studio per indagare la relazione tra pensieri e comportamenti cosiddetti sintomatici del Disturbo Ossessivo Compulsivo, utilizzando diversi esperimenti comportamentali. Si è voluto vedere se l’indurre, in una popolazione sana e quindi senza DOC, alcuni comportamenti caratteristici della sintomatologia di questo tipo di disturbo, potesse avere degli effetti su alcuni pensieri che sono considerati alla base dello sviluppo e del mantenimento del Disturbo Ossessivo Compulsivo.

Le componenti specifiche caratteristiche dei sintomi del di-sturbo ossessivo-compulsivo prese in considerazione sono state due: la thought action fusion (TAF) e il washing.

  • La TAF corrisponde al credere che i propri pensieri sgradevoli e inaccettabili possano influenzare gli eventi che accadono a se stessi o agli altri, e che quindi, come dice la denominazione inglese stessa, non ci sia una distinzione tra pensiero e azione ma una fusione tra questi.
  • Il WASHING, o pulizia compulsiva, è quella probabilmente più conosciuta e rappresenta un tentativo di togliersi di dosso la sensazione di contaminazione per ridurre o rimuovere que-sta grave minaccia.

Uno dei metodi più indicati per raccogliere informazioni sui pensieri e sui comportamenti tipici del DOC sono gli esperimenti comportamentali in quanto permettono di osservare e analizzare in situazioni reali ciò che caratterizza il disturbo. Ma come si procede per condurre un esperimento comportamentale? Possiamo distinguere tre fasi:

  1. la valutazione di base (baseline) del soggetto che par-tecipa all’esperimento;
  2. l’esperimento comportamentale vero e proprio (che permette di indagare le caratteristiche dei pensieri e dei comportamenti che ci interessano);
  3. la valutazione successiva all’ esperimento.

Ad un gruppo di studenti sono stati presentati dei questionari prima dell’esperimento comportamentale per valutare la baseline (la valutazione di base). Alcuni soggetti sono stati successivamente ricontattati telefonicamente in modo casuale e assegnati ai due tipi di prova: quella relativa alla TAF e quella relativa al washing.
L’esperimento TAF (fusione pensiero-azione) consisteva nel proporre ai soggetti dieci frasi che dovevano leggere singolarmente ad alta voce per due volte ciascuna. Le frasi erano disturbanti in quanto facevano riferimento ad eventi negativi che potevano accadere a se stessi o agli altri e che quindi potevano causare disagio (es. “uscito/a di qui farò del male a qualcuno”, “mio padre si ammalerà di una malattia incurabile”, “i miei genitori perderanno il lavoro e andremo incontro ad una grossa crisi economica” …).
Nell’esperimento relativo al washing (ossessione da contaminazione) venivano condotti i soggetti in un bagno pubblico (ebbene si!) e veniva chiesto loro di toccarne alcune parti indicando poi il grado di disagio provato (maniglia, sciacquone, coperchio del WC, tavoletta…) in una scala da 0 (nessun disagio) a 10 (estremo disagio).
Una volta terminato ciascun esperimento, sono stati riproposti i medesimi questionari per verificare se e come l’aver messo in atto questi particolari comportamenti avesse potuto influenzare quei pensieri che sono considerati essere alla base del Disturbo Ossessivo Compulsivo.

I risultati dello studio sperimentale

Gli esperimenti comportamentali potranno sembrare bizzarri ma sono riusciti a causare, soprattutto nel caso del washing, un disagio significativo.

Sembrerebbe quindi che, anche in chi non ha questo tipo di disturbo, il solo fatto di mettere in atto dei comportamenti che sono tipici del DOC abbia un’influenza sui pensieri (domini cognitivi) che sono considerati alla base dello sviluppo e del mantenimento del Disturbo Ossessivo Compulsivo.

Questi risultati andrebbero certamente ampliati ma potrebbero portare a chiedersi…siamo quindi tutti potenzialmente un po’ ossessivo-compulsivi?

 

Redazione Pagine Blu

Condividi.

Informazioni sull'autore

Lascia una risposta