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In un’ottica psicoanalitica, la grafia permette di cogliere le caratteristiche dell’apparato psichico (Io, Es, Super-Io), i meccanismi di difesa ed altri processi psicodinamici. Per capire gli stimoli inconsci o simbolici che lo scrivente subisce mentre scrive occorre fare riferimento sia a Freud, il quale attribuisce al simbolo la funzione di rivelare il profondo dell’uomo, ma soprattutto a Jung, che all’inconscio individuale freudiano aggiunge quello collettivo come componente della struttura della natura umana, dove il collettivo, il corrispondente simbolismo universale ed il mondo archetipico precedono e per molti aspetti condizionano l’evolversi dell’individuale.

E’ infatti basandosi sulle formulazioni di Jung sul rapporto simbolo-archetipo che M.Pulver, grafologo svizzero, propone l’intuizione che nello spazio grafico esistono dei simboli che diventano mediatori tra lo scrivente e i vari archetipi. Secondo la sua teoria del simbolismo spaziale, in sintesi, la zona sinistra del foglio rappresenta il passato, la regressione, il narcisismo (archetipo Madre, l’origine) ; la zona destra il futuro, il Tu, l’attività (archetipo Padre, l’avanti) ; la zona alta gli interessi ideali e spirituali, l’immaginazione, la mente, la sublimazione (archetipo Luce, lo spirito); la zona bassa gli impulsi istintivi (archetipo Ombra, l’inconscio, l’istinto).

A livello etnico le grafie che presentano andamento sinistrorso (le orientali) testimoniano una chiusura nel passato, mentre quelle con andamento destrorso (le occidentali) una tendenza verso il futuro. Inoltre le scritture che procedono dall’alto verso il basso (con righe verticali anziché orizzontali) rivelano la presenza di un Super-io incombente (pensiamo alla scrittura giapponese).

Oltre a M. Pulver anche Ania Teillard attinse dalle teorie di Jung, che era pure il suo maestro, dando vita ad interessanti lavori sulle principali correlazioni fra grafologia e teoria della personalità junghiana, in particolare basandosi sulla teoria dei tipi psicologici. Ania Teillard riscontrava che in linea di massima il Pensiero rimpicciolisce il tracciato e lo concentra; il Sentimento lo ingrandisce, lo dilata e lo addolcisce; la Sensazione lo appesantisce e lo stabilizza; l’Intuizione lo alleggerisce, conferendogli movimento, ritmo e talora instabilità. Con l’Estroversione si ha la tendenza all’ampiezza nella gestione dello spazio, nel calibro (altezza della scrittura), nei gesti liberi, mentre l’Introversione porta alla concentrazione ed il tratto è prevalentemente nitido.


Elena Nicoletti
psicologa, studentessa di grafologia

 

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