Grafologia. Scienza umana emergente.
Elena Nicoletti
Grafologia: termine introdotto nel 1868 dall’abate francese J.H. Michon per indicare lo studio delle relazioni esistenti tra la grafia di una persona e tratti della sua personalità. Il sistema di Michon faceva riferimento alla teoria dei segni fissi, secondo la quale ci sarebbe un unico segno grafico per ogni tratto del carattere e viceversa. In realtà ciò è in contraddizione con il concetto di psichismo individuale e fu proprio il suo allievo J. Crepieux Jamin ad intuire il fenomeno dell’interazione fra i segni, secondo cui ogni segno assume una valenza particolare a seconda di come, all’interno di ogni singola scrittura, si combina ed interagisce con gli altri segni.
Dagli inizi dell’ottocento J. H. Michon e J. Crepieux - Jamin in Francia, L. Klages in Germania, M. Pulver in Svizzera e in Italia la geniale figura del religioso padre G. Moretti hanno fatto emergere diverse scuole e metodi grafologici i cui risultati spesso si integrano tra di loro senza contraddizioni.
Oggi la grafologia è una scienza umana emergente, una disciplina autonoma che ha ottenuto in Italia un recente riconoscimento a livello universitario (anche se a volte viene ancora accomunata all’astrologia e vista con scetticismo e pregiudizi), ma è aperta ad un confronto interdisciplinare, che in molti casi più che essere auspicabile è necessario.
Pur avvalendosi di proprie teorie e tecniche per approdare allo studio del gesto grafico, la grafologia si confronta e si integra con la psicologia, la psicoanalisi, la neurofisiologia, la pedagogia, la psicopatologia, la statistica. I risultati di questi confronti non possono che essere, se non fruttuosi, per lo meno arricchenti, visto che nessuna scienza, come dice Allport, può pretendere di possedere il monopolio della conoscenza quando si tratta della personalità umana che è di certo una realtà estremamente complessa.
Possiamo in definitiva definire la grafologia come la scienza che studia la persona attraverso la sua grafia, considerata come la proiezione della globalità e singolarità di ogni individuo. Il gesto grafico è un’espressione profonda, spontanea o costruita, di cui possiamo vedere l’evoluzione nel corso del tempo, coglierne i segnali d’allarme per probabili disagi futuri o le cicatrici lasciate da eventi traumatici del passato.
La scrittura permette di valutare la forma d’intelligenza, il temperamento, l’affettività, le tendenze e attitudini, la dinamica conscio-inconscio e, attraverso lo studio di scritti scaglionati nel tempo, l’evoluzione o involuzione della persona.
Come test proiettivo e strumento psicodiagnostico la grafologia presenta alcuni vantaggi:
:: la visione globale della personalità in termini biotipologici, caratterologici e delle esperienze vissute
:: il non dover sollecitare il soggetto a dare delle risposte rischiando, come in altri test, di provocare reazioni emotive
:: la possibilità di effettuare un’analisi comparativa di scritti di diversi periodi, unita alla possibilità di analizzare la scrittura di una persona anche senza la sua presenza fisica
Il comportamento scrittorio è costituito da movimenti fini, cioè molto modulati da numerosissimi neuroni (i movimenti della deambulazione, ad esempio, sono molto meno fini e quindi meno adeguati ai fini diagnostici).
In un’ottica psicoanalitica, la grafia permette di cogliere le caratteristiche dell’apparato psichico (Io, Es, Super-Io), i meccanismi di difesa ed altri processi psicodinamici. Per capire gli stimoli inconsci o simbolici che lo scrivente subisce mentre scrive occorre fare riferimento sia a Freud, il quale attribuisce al simbolo la funzione di rivelare il profondo dell’uomo, ma soprattutto a Jung, che all’inconscio individuale freudiano aggiunge quello collettivo come componente della struttura della natura umana, dove il collettivo, il corrispondente simbolismo universale ed il mondo archetipico precedono e per molti aspetti condizionano l’evolversi dell’individuale.
E’ infatti basandosi sulle formulazioni di Jung sul rapporto simbolo-archetipo che M.Pulver, grafologo svizzero, propone l’intuizione che nello spazio grafico esistono dei simboli che diventano mediatori tra lo scrivente e i vari archetipi. Secondo la sua teoria del simbolismo spaziale, in sintesi, la zona sinistra del foglio rappresenta il passato, la regressione, il narcisismo (archetipo Madre, l’origine) ; la zona destra il futuro, il Tu, l’attività (archetipo Padre, l’avanti) ; la zona alta gli interessi ideali e spirituali, l’immaginazione, la mente, la sublimazione (archetipo Luce, lo spirito); la zona bassa gli impulsi istintivi (archetipo Ombra, l’inconscio, l’istinto).
A livello etnico le grafie che presentano andamento sinistrorso (le orientali) testimoniano una chiusura nel passato, mentre quelle con andamento destrorso (le occidentali) una tendenza verso il futuro. Inoltre le scritture che procedono dall’alto verso il basso (con righe verticali anziché orizzontali) rivelano la presenza di un Super-io incombente (pensiamo alla scrittura giapponese).
Oltre a M. Pulver anche Ania Teillard attinse dalle teorie di Jung, che era pure il suo maestro, dando vita ad interessanti lavori sulle principali correlazioni fra grafologia e teoria della personalità junghiana, in particolare basandosi sulla teoria dei tipi psicologici. Ania Teillard riscontrava che in linea di massima il Pensiero rimpicciolisce il tracciato e lo concentra; il Sentimento lo ingrandisce, lo dilata e lo addolcisce; la Sensazione lo appesantisce e lo stabilizza; l’Intuizione lo alleggerisce, conferendogli movimento, ritmo e talora instabilità. Con l’Estroversione si ha la tendenza all’ampiezza nella gestione dello spazio, nel calibro (altezza della scrittura), nei gesti liberi, mentre l’Introversione porta alla concentrazione ed il tratto è prevalentemente nitido.
Elena Nicoletti