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Bibliografia

Boille N., Il gesto grafico gesto creativo Trattato di grafologia, Edizioni Borla 1998

Bruni P., La Grafologia scrittura e personalità, Xenia Edizioni 1994

Maero D.; Maero M., Periodico di grafoanalisi e di problemi educativi, Anno XX N.1/2002, Redazione della Associazione Nazionale Italiana per l’analisi della scrittura

Palaferri N., L’indagine grafologica e il metodo morettiano, Edizioni Messaggero Padova 1999

Romagnoli Bianchi R., L’Abc della grafologia, Guide pratiche Mondadori 1999


Grafologia: termine introdotto nel 1868 dall’abate francese J.H. Michon per indicare lo studio delle relazioni esistenti tra la grafia di una persona e tratti della sua personalità. Il sistema di Michon faceva riferimento alla teoria dei segni fissi, secondo la quale ci sarebbe un unico segno grafico per ogni tratto del carattere e viceversa. In realtà ciò è in contraddizione con il concetto di psichismo individuale e fu proprio il suo allievo J. Crepieux Jamin ad intuire il fenomeno dell’interazione fra i segni, secondo cui ogni segno assume una valenza particolare a seconda di come, all’interno di ogni singola scrittura, si combina ed interagisce con gli altri segni.

Dagli inizi dell’ottocento J. H. Michon e J. Crepieux - Jamin in Francia, L. Klages in Germania, M. Pulver in Svizzera e in Italia la geniale figura del religioso padre G. Moretti hanno fatto emergere diverse scuole e metodi grafologici i cui risultati spesso si integrano tra di loro senza contraddizioni.

Oggi la grafologia è una scienza umana emergente, una disciplina autonoma che ha ottenuto in Italia un recente riconoscimento a livello universitario (anche se a volte viene ancora accomunata all’astrologia e vista con scetticismo e pregiudizi), ma è aperta ad un confronto interdisciplinare, che in molti casi più che essere auspicabile è necessario.

 


Pur avvalendosi di proprie teorie e tecniche per approdare allo studio del gesto grafico, la grafologia si confronta e si integra con la psicologia, la psicoanalisi, la neurofisiologia, la pedagogia, la psicopatologia, la statistica. I risultati di questi confronti non possono che essere, se non fruttuosi, per lo meno arricchenti, visto che nessuna scienza, come dice Allport, può pretendere di possedere il monopolio della conoscenza quando si tratta della personalità umana che è di certo una realtà estremamente complessa.

Possiamo in definitiva definire la grafologia come la scienza che studia la persona attraverso la sua grafia, considerata come la proiezione della globalità e singolarità di ogni individuo. Il gesto grafico è un’espressione profonda, spontanea o costruita, di cui possiamo vedere l’evoluzione nel corso del tempo, coglierne i segnali d’allarme per probabili disagi futuri o le cicatrici lasciate da eventi traumatici del passato.

La scrittura permette di valutare la forma d’intelligenza, il temperamento, l’affettività, le tendenze e attitudini, la dinamica conscio-inconscio e, attraverso lo studio di scritti scaglionati nel tempo, l’evoluzione o involuzione della persona.


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Come test proiettivo e strumento psicodiagnostico la grafologia presenta alcuni vantaggi:

- la visione globale della personalità in termini biotipologici, caratterologici e delle esperienze vissute

- il non dover sollecitare il soggetto a dare delle risposte rischiando, come in altri test, di provocare reazioni emotive

- la possibilità di effettuare un’analisi comparativa di scritti di diversi periodi, unita alla possibilità di analizzare la scrittura di una persona anche senza la sua presenza fisica

Il comportamento scrittorio è costituito da movimenti fini, cioè molto modulati da numerosissimi neuroni (i movimenti della deambulazione, ad esempio, sono molto meno fini e quindi meno adeguati ai fini diagnostici).

 

>>> continua 

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