Ciao a tutti.
Scrivo su questo forum per condividere (e possibilmente ricavare qualche utile consiglio da tale condivisione) una storia di depressione che sta pesando sulla relazione di coppia fra me e la mia compagna di vita.
Non ne soffro io, ma lei, mia coetanea (23 anni); ha cominciato a soffrirne a 18 anni, tra la quarta e la quinta superiore. Da quella volta, ha avuto due grandi "periodi" di depressione, l'ultimo cominciato a 21 anni, durante il primo semestre del secondo anno di università (frequenta medicina e chirurgia),e continua tuttora.
Da quel semestre, in cui ha anche fermato gli studi in attesa di ritrovare la voglia di studiare,è tornata in terapia farmacologica, con lo stesso farmaco utilizzato la prima volta, e continua a prenderlo ancora oggi, su consiglio del medico di famiglia (psichiatra), anche medico della madre,anche lei avente una storia di depressione, ad oggi, penso, passata o tenuta bene sotto controllo.
Al momento non so bene dove andare a parare, le cose da dire potrebbero essere infinite, ma alcune sono personali e mi sentirei di tradirla se le raccontassi, e di altre non so valutare la rilevanza.
Di sicura rilevanza è la storia famigliare, genitori divorziati con lei molto piccola, un paio d'anni, e da quel momento ha vissuto con la madre, vedendo il padre raramente, fino a decidere di smettere di vederlo da settembre 2009.La madre non è stata presente nella sua vita, eccetto nei momenti in cui decideva di esserlo, impegnata nel lavoro per mantenere lei e la figlia (? secondo me impegnata anche a sistemare la propria vita dopo il divorzio e la depressione, giustamente, ma poco conscia del suo essere madre), e la figlia ha dovuto fare da "balia" alla madre nei periodi di crisi, sobbarcandosi pesi che normalmente una persona di 10 anni o meno non dovrebbe portare (consolare la madre che piange, distrarla dalle preoccupazioni, cucinare il pranzo quando lei non c'è).
Se qualcuno volesse parlarne con me, forse riuscirei a indirizzare meglio i miei sforzi, e a evitare di ferirla cercando di aiutarla o facendo cose innocue, cosa che invece accade spesso.
L'ipotesi di una psicoterapia le è già stata sottoposta,ma lei rifiuta categoricamente il confronto con uno psicologo, adducendo motivazioni secondo me puerili (ad es. disprezzando la figura dello psicologo in quanto "non è nemmeno un medico") o dicendo di non voler raccontare ad un estraneo la storia della propria vita.
Inoltre dice di essere capace di pensare da sola ai suoi problemi,e a come risolverli, cosa vera, ma parzialmente, poichè penso che quando si dimostra a se stessi che con il passare del tempo non si risolvono le proprie paure e i propri problemi, allora una opinione esterna, imparziale, possa condurre a nuove strade di pensiero, magari utili.
Un grosso grazie in anticipo a chi volesse rispondere, o interessarsi a questa nostra storia,voglio veramente molto bene a questa persona speciale e spero di poterla aiutare ad abbattere il muro che la separa dalla vita.
G
