E' qualcosa di molto radicato,viscerale,nella consapevolezza (fase che ho raggiunto da un pò di mesi)provo odio per quella persona,ma una parte di me,quella che è preponderante, non riesce a farne a meno.
La consapevolezza l'ho raggiunta ora,a 30 anni,con la terapia,accorgendomi che non ho una vita,ogni scelta,anche la più banale,mi provoca angoscia e che ho buttato al vento tanti anni senza rendermene conto.
Lo so che è mancanza di autonomia,paura di diventare adulti,ho molti altri problemi (ho rotto in altri argomenti del forum)ma credo che la base sia questa:nella mia testa vorrei sostituire mia madre con una figura simile,protettiva che mi dia tutto quello che non mi ha dato lei.
Attorno a tutto questo ruota la mia misera esistenza.
Sì,sono arrivata alla consapevolezza, ma ora?Come faccio a cambiare quel modo di pensare infantile che ho?Come faccio a non avere più terrore e a non desiderare più di annullarmi in una specie di sostituto di mia madre che non esisterà mai?
I terapeuti mi dicono che deve avvenire un'evoluzione in me,ma io mi vedo sempre con la stessa testa,l'idea di stare ancora così,di perdere la vita,mi fa impazzire...
Nella letteratura casi come il mio hanno speranza?
