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Di Benedetto Prima
della parola
L'ascolto psicoanalitico del non detto attraverso le forme dell'arte
Franco Angeli. Milano. Pag. 233. Lire 38.000
Frutto di decennali riflessioni, studi e seminari, questo importante
testo riesce a fornire un panorama ampio e convincente della rete sonora che inizia
nellincontro tra prime comunicazioni tra madre e bambino e, per chi sa ascoltare, si
fa suono, forma, contenitore di affetti e poi anche parola, movimenti affettivi,
partecipazione corporea, creatività, psicoanalisi entrando a pieno diritto nei
fondamentali meccanismi del pensiero. Inoltre, diversamente dalla mia aggrovigliata frase
appena terminata, il libro di Di Benedetto riesce a esprimere tutto questo in una forma
piacevolmente leggibile, spesso inattesa, dato che parlare del preverbale, del quasi
indicibile, è unimpresa davvero ardua, ma, come si può constatare, possibile.
Il lettore è impegnato su più scacchiere, ma appunto, mentre in
salotto o in tivù dà solo fastidio sentire parole affastellate da più persone come in
una scatola di sardine maleducate, in musica è piacevole sentir cantare assieme più voci
intonate e a tempo, che trasmettono più emozioni insieme.
Il libro considera in sintesi esauriente le posizioni della
psicoanalisi classica sullespressione artistica. Anzi di qui si avvia lintero
ragionamento di oltre duecento dense pagine. Ma il fuoco dellinteresse si porta
subito su quanto il pensiero psicoanalitico può ricevere di utile dallesperienza
estetica e creativa.
Vedere la filosofia in una nuova chiave, come dice Susan Langer, o le
figure in modo originale, o lassieme di parole o suoni in nuove combinazioni, sono
tutte manifestazioni della creatività della mente. Di Benedetto dimostra coi fatti a sua
volta grande capacità creativa. Senza porsi fuori dal pensiero freudiano, ha prodotto un
suo pensiero autonomo, portando così a compimento il progetto che espone nella prefazione
in questi termini: (pag. 16)
intendo proporre una rivalutazione delle radici
poetiche della psicoanalisi
.[con un] ribaltamento di prospettiva: da una
psicoanalisi dellarte a una psicoanalisi dallarte. Da una scienza applicata
allarte a una scienza ispirata dallarte. Questo perché psicoanalisi ed
arte sono parenti stretti (pag. 53) Tanto che i tre linguaggi principali
dellattività artistica (visivo, musicale, verbale) corrispondono non a caso ai tre
segni privilegiati della psicoanalisi: il sogno (immagine), il preverbale (suono), il
discorso verbale (parola).
Molte pagine sono dedicate al campo pre- e paraverbale e tutte le sue
possibilità di comunicare affetti, in particolare con luso dellarea
sensoriale acustica, dai primi fondamentali scambi sonori tra neonato e madre-ambiente,
attraverso lapprendimento del gioco sonoro e della sua bellezza, fino al suono
organizzato in musica e, più ancora, al punto nodale del nostro lavoro in studio: come si
può perfezionare lascolto dellanalista. (pag. 178) Lascolto
psicoanalitico centrato su quanto viene musicalmente evocato dal discorso
dellanalizzando, favorisce laccesso, più che a un significato latente, a un linguaggio latente, ovvero a unarea di segni
non ancora strutturati in linguaggio e tuttavia organizzati come in un messaggio musicale.
Tale ascolto rinviene nella musicalità dei discorsi un insieme prerappresentativo che
giace nellinconscio in condizione di latenza
verbale. Il latente secondo questo ascolto è anche uno stato che prelude
alle verbalizzazioni, il precursore sonoro di un
discorso futuro (corsivi della.).
La parola o altro segno che (pag. 59) rappresenti emozioni o
pensieri di uno nella mente dellaltro, ma anche evochi o inneschi un processo
trasformativo è elemento comune alla poesia, allarte, alla psicoanalisi.
Daltra parte (pag. 16) Lopera darte è stimolo di conoscenza
tramite la bellezza, un tipo di conoscenza che ha carattere anticipatorio,
tale per cui fornisce visioni istantanee del mondo interno, che preludono a una più
articolata e completa possibilità di pensarlo e verbalizzarlo. Lesperienza
estetica è una forma di insight. Non ho parole,
ma sento, capisco e forse le troverò. Magari cantando. Mi ha spesso colpito il ripetersi
di un curioso fatto transgenerazionale: più volte i figli di genitori linguisti come De
Saussure, Fonagy, Semi, sono diventati psicoanalisti. Forse un tentativo di andare oltre
(o tornare indietro a) i primi significati. Certo due modi di indagare quello che si dice
(e si tace). Forse potersi ritrovare in quella particolare rêverie che può dar nascita
alla parola poetica una esitazione prolungata tra suono e senso (P. Valery,
cit. a pag. 61).
In ampi capitoli, per mostrare luso clinico e teorico
dellascolto educato, oltre a alcuni sorprendenti esempi clinici chiarificanti, sono
considerate opere come il Flauto Magico di Mozart, Sei personaggi in cerca dautore
ed Enrico IV di Pirandello, ma dando più spazio al suono e alla musica e senza cercare di
interpretare le opere, ma cercando di ricavare dalle intuizioni geniali degli autori
suggerimenti ed aiuto per il nostro lavoro di analisti in cerca di identità, criteri di
orientamento e, perché no? Nuove e più chiare esperienze belle, che successivamente
ripensate, permettano di pensare alla bellezza.
Ogni tanto si incontrano sintesi folgoranti, come questa (pag. 53)
i tre linguaggi principali dellattività artistica (visivo, musicale,
verbale) corrispondono non a caso ai tre segni privilegiati della psicoanalisi: il sogno
(immagine), il pre-verbale (suono), il discorso verbale (parola.). O anche (pag.
138) Il potere dellarte è quello di organizzare lesperienza estesica, la sensorialità, talora frammentaria,
oscura ed inquietante, in esperienza estetica,
ossia in percezioni ricche di emozione, che ti forniscono una prima luce, prelogica, su
fatti psichici non decifrabili, di coniugare così il semplice piacere dei suoni con un
piacere più alto che prelude alla conoscenza simbolica. E tutto questo con le modalità
di un gioco.
Questa può sembrare unipotesi (ma è anche una riflessione,
perché gli atti spontanei vitali sono associati a sensazioni piacevoli) è la base su cui
costruire le più sottili qualità delle relazioni interpersonali e in particolare di
tecnica psicoanalitica (pag. 103): esistono componenti non codificabili verbalmente
in qualunque relazione interpersonale, che possono trovare posto in una sensibilità
dascolto psicoanalitica, acuita dalla frequentazione di opere darte.
Larte ha di fatti il potere di rappresentare qualcosa di irrappresentabile ai più,
creando nuove forme simboliche, idonee a significare ciò che altrimenti rimarrebbe
confinato nellineffabile. Lattenzione fluttuante va affinata in senso
musicale per raccogliere le comunicazioni sonore ma non verbali che veicolano preziosi
frammenti di non detto. E questo lavoro diventa meno faticoso se si è in grado di
coglierne le parti ludiche. Il gioco di parole, che è poi la forma consapevole del
lapsus, è molto usato da Di Benedetto e da altri analisti capaci di giocare; si pensi
anche soltanto a Bion che ascolta e traduce icecream-I scream. Questa
disponibilità al gioco con suoni-parole insieme allattenzione alle espressioni
corporee, sono modi per aiutare il paziente a sentirsi contenuto, ascoltato e compreso; ma
aiutano anche lanalista a non essere troppo oppresso ed affaticato.
Unattenzione siffatta, disposta ad accogliere tutti i segnali corporei, offre
ai pazienti un involucro protopsichico di natura sensoriale, una forma preliminare di
organizzazione psichica, fondata su un sentire prelinguistico, di natura
sensorio-affettiva. Il paziente si sente contenuto quasi fisicamente (pag. 185).
Il Flauto magico, assunto come opera e percorso esemplare, è visto
da Di Benedetto come iniziazione allinsight estetico. I personaggi hanno storie
preannunciate dalla musica, prima che i nostri sensi e il libretto ce ne rendano
consapevoli. La musica ci aiuta a comprendere qualcosa di oscuro in noi stessi e a
chiarire perfino differenti livelli di relazione amorosa (pag. 121-122): dalla forma più
arcaica e narcisistica della Regina della Notte, allamore oggettuale di Papageno,
alla forma sentimentale di Tamino e Pamina, fino allamore ideale di Sarastro. E per
ogni forma damore ce nè una di musicale e vocale, nel Singspiel come nello
studio dellanalista. La musica, arte in movimento, nel tempo e nelle variazioni, si
presta bene a descrivere le trasformazioni, i movimenti (le e-mozioni) e il brusco variare
di stati danimo, con una tensione etica verso il bene e lordine, o
larmonia. Così sembrano suggerire Mozart e Schikaneder. Il flauto è magico,
poiché ha il potere di sollevarti da una visione delle cose, imposta dogmaticamente o
dispoticamente (la Regina della Notte), e di farti scorgere un orizzonte più vasto, dal
quale si può guardare ai fatti dellesistenza con ingenuità e spontanea
naturalezza (pag. 134)
Rileggendo queste poche pagine mi sono accorto che sono un collage di
citazioni dal libro e che non mi è stato necessario aggiungere o chiarire quasi niente.
Questo perché lo scritto di Di Benedetto è già chiaro e completo, anche se aperto a
ulteriori ricerche.
(Alberto Schön) |