Dott. Alessandro Studer Psicologo Psicoterapeuta Milano
Curriculum
• Premessa
Sono entrato nell’Albo all’inizio della sua esistenza (1/1/1990) e ho usufruito della sanatoria per entrare anche nell’Albo degli psicoterapeuti, avendo presentato una rigorosa documentazione (ero in attività da più di 5 anni). Unico mio titolo dunque è quello della Laurea in filosofia che ho conseguito presso l’Università Statale di Via Festa del Perdono, con il massimo dei voti e la lode.
Mi conforta ancora il fatto di essere in buona compagnia, quella di Cesare Musatti (senza volermi minimamente paragonare), che ho avuto anche la fortuna di incontrare personalmente una volta. All’inizio di un anno accademico della facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano (primi anni’80) Cesare Musatti era stato invitato a tenere una “Lectio Magistralis” e lui stesso aveva scelto il tema che era (riassumo) “Film come sogno, sogno come film”. Dopo la splendida lezione, il mio amico docente che mi aveva invitato mi ha presentato e io ho subito posto due quesiti al Maestro: una su Vittorio Benussi, suo maestro, e il suo suicidio che proprio Musatti di recente aveva rivelato e una sulle note insofferenze di Sigmund Freud nei confronti del cinema. Le sue risposte, lucide ed essenziali, mi convinsero definitivamente che la psicoanalisi, proprio come disciplina terapeutica, non poteva evitare di assorbire sistematicamente il contributo della ricerca filosofica e delle suggestioni dell’arte cinematografica.
Le mie prime esperienze formative sono datate ai primi anni ’70 del XX secolo con Enzo Spaltro prima e con Enzo Morpurgo poi.
Con Spaltro (massimo esperto storico della dinamica di gruppo e seguace della scuola di Carl Rogers) ho imparato a conoscere le svariate forme e sfumature della dinamica di gruppo tra Kurt Lewin e lo Psicodramma secondo Jacob L. Moreno, sperimentando in varie situazioni anche una delle sue specialità, quella dei giochi psicologici di gruppo.
Con Morpurgo, all’inizio degli anni ’70, ho frequentato i suoi “magici” mercoledì da lui stesso presentati come una sorta di “remake” di quelli di Freud. Nella sua splendida casa ho ascoltato i resoconti esemplari di uno psicoanalista freudiano ortodosso ma critico e in special modo la sua famosa esperienza “operaia” del Consultorio Popolare del quartiere di Niguarda a Milano. Morpurgo mi ha insegnato (attraverso drammatizzazioni da lui guidate) l’importanza del primo colloquio e quella del principio fondamentale di saper imparare a gestire i sentimenti che sono indotti dalla relazione con il paziente. Ho partecipato a tutte le discussioni che hanno poi portato alla nascita della Associazione di Psicoterapia Critica, contribuendo modestamente. Non sono entrato nella sua organizzazione, ma ho mantenuto per molti anni un rapporto molto personale con il grande Enzo.
• Un’esperienza culturale molto particolare
Mentre ero ancora impegnato nei seminari di fondazione della Associazione di Psicoterapia Critica (1976), un gruppo di amici mi ha proposto di partecipare alla fondazione del Cine-Club Obraz Cinestudio, oggi diventato oggetto nostalgico di culto (vista la situazione di Milano). Ho dovuto fare una scelta è l’ho comunicata personalmente a Morpurgo. Quello della fondazione dell’Obraz e della sua attività di gestione era un impegno molto intenso che implicava, oltretutto, dei grandi sacrifici per la mia amatissima Agnese e i due nostri figli allora piccoli. Ho accettato con entusiasmo, perché mi permetteva di approfondire quanto suggerito da Cesare Musatti e perché il mio ruolo nel cine-club, inevitabilmente, è sempre stato quello di scrivere testi per il programma mensile (in abbonamento per i soci) e curare le varie rassegne riguardanti cinema e psicoanalisi, cinema e psichiatria, nonché la rubrica “Psicocinefilia”. L’Obraz è diventato rapidamente un centro culturale fondamentale della sinistra milanese, ma senza nessuna affiliazione partitica (motivo per cui, alla chiusura per sfratto nel 1990, tutte le forze politiche di sinistra hanno fatto “orecchie da mercante”). Si editava, come ho detto, un mensile in abbonamento per i soci. Qui è opportuno segnalare che fu editata anche una rivista di filosofia: Metropolis e che il n. 4 (ultimo uscito nell’ottobre 1980) fu voluto e creato dal sottoscritto. Numero monografico dal titolo Attraverso la psicoanalisi. Un numero collettaneo, con, a parte la mia introduzione e il mio saggio, tra gli altri, un brevissimo ma fulminante intervento di Enzo Morpurgo e quelli di Adriano Voltolin e Franco Rella. Tutta questa storia che mi ha “arricchito” culturalmente tantissimo è documentata e verificabile “in toto” nel sito, creato da mio figlio Massimiliano, www.formacinema.it (sono membro del comitato scientifico e ovviamente collaboratore), nella sezione Archivio Obraz. Nello stesso sito ho riattivato la sezione Psicocinefilia adattandola ai giorni nostri.
• Psicoterapia e psicoanalisi di gruppo
Non dovrebbe stupire, a questo punto, il mio avvicinarmi alla scuola di Gruppoanalisi fondata da Diego Napolitani. Avevo avuto occasione di ascoltarlo, negli anni precedenti, più volte in convegni e seminari. Mi aveva colpito per il fatto che sostenesse una psicoanalisi “socializzante” come prospettiva inevitabile per la stessa ortodossia freudiana. Napolitani proponeva una lettura delle teorie di Bion molto stimolanti per me. Ho effettuato un’analisi personale di gruppo con la Dott.ssa Paola Ronchetti (docente SGAI) per circa sei anni e poi una supervisione personale di altrettanti anni con il dottor Pier Luigi Sommaruga (psicoanalista della SPI). Nello stesso periodo della supervisione ho praticato una sorta di tirocinio conducendo un gruppo terapeutico in co-conduzione con una collega della SGAI. Ho ovviamente letto il libro di Diego Napolitani Indiviualità e Gruppalità. A parte i concetti teorici, mi hanno colpito, in particolare, due idee portanti del suo pensiero: quella che persegue da sempre e che esclude sostanziali differenze tra terapia individuale e terapia di gruppo; quella che lui stesso riassume con il seguente enunciato: “Nella terapia gruppo analitica l’analista conduttore è il PRIMO PAZIENTE” (che va intesa come una specie di metafora). Suggerisco di visitare il sito della SGAI e visionare, in video, la recente conversazione di Napolitani sui principi e la storia della scuola, a partire dallo Psicoanalista americano Trigant Burrow (1875-1950).
Ultimo passaggio, ma non meno importante: l’insegnamento. Passato da un ente parastatale disciolto alla USL (così si chiamava allora) di Milano come psicologo, dopo poco tempo ho vinto il concorso pubblico per insegnare psicologia, sociologia e pedagogia negli Istituti scolastici superiori. Dopo un decennio negli Istituti Professionali, ho passato gli ultimi sei anni al Magistrale Virgilio (nel frattempo divenuto Liceo Psicosociale) dove ho insegnato anche pedagogia e filosofia. Ma la cosa più importante è stata la realizzazione e la pubblicazione, con un collega, del libro di testo ELEMENTI DI PSICOLOGIA (Sansoni 1994). Libro di testo che ha avuto un discreto successo che era assolutamente imprevedibile. La conclusione ovvia di questo percorso è che la psicoanalisi, sia individuale che di gruppo è una forma molto particolare di insegnamento.
• L’esperienza e l‘apprendimento continuo attraverso il lavoro con i pazienti
La “lectio magistralis” di Cesare Musatti citata mi ha spinto a leggere e a consultare tutte le sue opere con una nuova curiosità. Sommando l’attività di psicoterapeuta e quella di studioso di cinema (quest’ultima proseguita nonostante l’infausta chiusura definitiva dell’Obraz) mi sono sempre più reso conto che il binomio “sogno-film/film-sogno” si è installato profondamente nella psiche e nella mente degli esseri umani dell’età contemporanea. Musatti, pur rendendosene conto, non aveva voluto fare il passo che è implicito nei suoi scritti, quello di aggiornare, se non proprio ri-scrivere, la freudiana Interpretazione dei sogni. Aggiungo che nel corso della mia esperienza ho scoperto che utilizzare i sogni, proseguendo nel solco freudiano ma mantenendo la barra dritta sulla reciproca analogia tra sogno e film, si scoprono nuovi strumenti per la “conoscenza di sé” per il paziente ma anche per l’analista. E’ esattamente il lavoro che ormai da più di vent’anni sto facendo con i miei pazienti. Sto preparando da molto tempo un libro sull’argomento, libro che sta diventando fin troppo voluminoso. A questo proposito mi aveva colpito tantissimo uno degli ultimi libri scritti da Musatti Curar nevrotici con la propria autoanalisi (Mondadori 1987). In breve, da questo libro, ho capito che è un tragico equivoco quello che propone un modello di psicoterapeuta freddo e indifferente. I gusti, le passioni, gli stessi hobbies a nulla vale nasconderli in modo ossessivo anche perché, indirettamente, sbucano all’improvviso. Anche l’uso del lettino e il porsi alle spalle a nulla serve. Anche infine il mutismo, tanto spesso decantato, rischia, non sempre ma talvolta, il ridicolo e peggio, la sonnolenza (!).
E dunque la mia passione per il cinema. Si può obiettare che non tutti gli psicoterapeuti sono appassionati di cinema, ma sarà difficile sostenere che ci sono pazienti che non amano il cinema e che non sognano (ce n’ è qualcuno, ma si sa che nel corso dell’analisi tutti prima o poi cominciano a ricordare i sogni). Ricordo in breve a tutti i sostenitori dell’inutilità dei sogni che questi sono, oggi molto più che ieri, una fonte inesauribile di informazioni, certo da de-criptare, sul mondo interno e anche in quella parte della memoria “a breve” che si trascura per la sua apparente banalità o addirittura va nell’oblio per la sua presunta inutilità. Ma io dico sempre: Sherlock Holmes docet!
• La filosofia: come, quale, quando
Attraverso il processo (reciproco) di empatia, il paziente esplicita, al di là delle parole, la sua filosofia di vita, filosofia che è di fatto una filosofia dell’esistenza e che ha una sua logica. Mi capita spesso di far notare ai pazienti quella che è la logica (quasi sempre illogica) che inconsciamente seguono. E io, quasi del tutto insensibilmente, mi avvalgo dell‘insegnamento del filosofo italiano Galvano Della Volpe, al quale ho dedicato larga parte della mia corposa tesi di laurea. Tengo sempre presente il suo capolavoro filosofico Logica come scienza storica. E’ invece molto consapevole l’ispirazione frequente alla filosofia esistenzialista e in particolare a Jean-Paul Sartre che prediligo decisamente rispetto al più citato Heidegger (dagli analisti lacaniani e non solo). Mi sento in perfetta sintonia con Sartre, non solo perché ha “incrociato” spesso e volentieri il cinema, non solo perché ha, per almeno tre decenni, argomentato autorevolmente obiezioni sul concento di Inconscio (per poi, nell’ultima parte della sua vita, cedere a tutte le suggestioni della psicoanalisi freudiana), ma anche e soprattutto perché nella sua “philosophie du regard” (filosofia dello sguardo) c’è tantissima quotidianità e tantissima ironia. L’ontologia heideggeriana è terribilmente depressiva e non è certo il miglior antidoto per i problemi dei pazienti e anche per quelli dell’analista. Spesso, in seduta, mi viene in mente il motto sartriano più famoso “l’enfer c’est les autres!” (L’inferno sono gli altri!), il “grave” mondo degli altri che non può essere evitato ma può essere affrontato adeguatamente attraverso l’antico motto delfico Conosci te stesso. Con il che si salta direttamente alla figura di Socrate. L’ironia socratica è di grande aiuto quando capita di ritrovarsi in una situazione di transfert negativo e cioè quando, nei confronti dell’analista, si scatenano proiezioni transferali aggressive. Ma Socrate ci spinge all’interno della grande filosofia greca e in modo particolare all’interno della “galassia” dei dialoghi platonici. E qui si può dire che Platone è un buon viatico per navigare tranquillamente (si fa per dire) nelle sedute di gruppo. Per quanto riguarda la psicoterapia di gruppo è invalsa da molto tempo la metafora degli Argonauti che non mi garba affatto. Il mito glorioso del vello d’oro implica un immaginario eroico-tragico che non si addice alla nostra grigia quotidianità. La mia preferenza è tutta rivolta al Simposio platonico: una mitica ma allegra seduta di gruppo, dedicata al divino Eros!
A dispetto del solito Socrate che, con la formula “l’unica cosa che so è di non sapere”, riesce a condurre i sapientoni che incontra alle sue argomentazioni dialettiche, ottenendo alla fine generale consenso, in questo unico caso abbiamo una situazione completamente nuova. Una seduta di gruppo che sviluppa una dinamica gruppale piuttosto rilassata e tranquilla (a parte lo scontro finale tra Alcibiade e Socrate), dove però tutti i presenti dicono la loro, ascoltati e apprezzati ma, quando arriva il momento di Socrate, assistiamo a un vero coup de théâtre. Socrate dice subito che l’Eros non è di sua competenza! Non solo ma spiega che non può che essere di competenza femminile ed evoca la figura di Diotima, sacerdotessa del culto e dei segreti di Eros. Socrate dichiara di essere stato illuminato, da giovane, dall’incontro con Diotima e può sembrare incredibile ma nella figura di Eros egli individua, oltre a tutte le facce dell’amore, anche tutte le sfumature della conoscenza e della stessa filosofia (= amore per il sapere). Il tema dell’amore, con tutto quello che implica, è un tema sul quale il lavoro di gruppo spesso si ritrova a “navigare”. Ed è facile dimostrare quanto l’amore, in senso lato, sia terapeutico e quanto la sua mancanza generi nevrosi, disturbi e malesseri di varia natura.
Articoli di psicologia
- METROPOLIS N. 4 (ottobre 1980) numero monografico Attraverso la psicoanalisi a cura di Alessandro Studer in www.formacinema.it
- A.S., Poesia e psicoanalisi: piccole novità sul caso Saba in IL SEGNALE quadrimestrale n. 31 e 33 (1992)
Elementi di psicologia di Alessandro Studer e Gianni Zonca Casa editrice Sansoni 1994
A.S., Il mito platonico della Caverna tra cinema e psicoanalisi (2000) in www.ilgiardinodeipensieri.eu
A.S., Navigando (controcorrente) nella galassia cinema con Gilles Deleuze tra Bergson e Nietzsche, con il cine-occhio di Orson Welles, Michelangelo Antonioni e (tanti) altri (2003) in www.ilgiardinodeipensieri.eu
Il cinema tra psicoanalisi e filosofia: seminario in 5 conferenze a cura di Alessandro Studer (ottobre.novembre 2005) – Casa della Cultura di Milano – via Borgogna 3 (sommario in Archivio, programma 2005-06, in www.casadellacultura.it )
A.S., Qualche nota analitica sulla rappresentazione della violenza al cinema Pubblicato in Costruzioni Psicoanalitiche (semestrale diretto da Adriano Voltolin), fascicolo 13, 2007, F. Angeli editore.
A.S., Inception preso...di traverso (2010) in www.formacinema.it (in forma on-line/psicocinefilia)
A.S., Habemus Papam (2011) in www.formacinema.it (in Nuove recensioni/speciale Habemus Papam)
A.S., A Dangerous Method (2011) in www.formacinema.it (in forma on-line/psicocinefilia)
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